haruki murakami after dark
Lo scrittore giapponese Haruki Murakami

Norwegian Wood è certamente il romanzo più conosciuto e apprezzato di Murakami, un vero e proprio libro di culto non solo in Giappone, ma a livello internazionale. E’ tutte queste cose grazie al merito innegabile di essere un romanzo di formazione di straordinaria potenza emotiva, che va subito al cuore del lettore come i grandi classici del genere; ma anche grazie al fatto che affronta di petto, senza girarci intorno, uno dei temi più dolorosi del nostro tempo, cioé il suicidio giovanile. Nonostante in Giappone il fenomeno sia una vera e propria piaga sociale, l’opera di Murakami evita di incentrarsi sul suo Paese e, anzi, è probabilmente una delle più “occidentalizzate” dell’autore.
Questo è probabilmente dovuto al fatto che, come scrive lo stesso autore nella postfazione, ha composto l’opera in Europa. Ha scritto la prima parte in Grecia, a Santorini, e la seconda in Italia, durante un soggiorno a Roma. Per questo, pur mantenendo l’ambientazione a Tokyo, crea personaggi che si possono facilmente inserire in qualunque contesto europeo o statunitense: sono come fiori ibridi con le radici piantate nel terreno nipponico, ma sbocciati alla letteratura e (soprattutto) alla musica degli artisti occidentali. Non per niente gli artisti più citati espressamente (ma ci sono decine di citazioni nascoste) sono i Beatles, Francis Scott Fitzgerald, Thomas Mann ed Euripide, uno dei padri della tragedia greca.

La prima edizione (in due volumi) di Norwegian Wood

La storia è incentrata su due anni della vita di un ragazzo giapponese, quelli che vanno dai 18 ai 20. Toru (questo il nome del protagonista), ha già vissuto un’esperienza dolorosa a 17 anni, quando il suo migliore amico, Kizuki, si è suicidato apparentemente senza alcun motivo. Con lui e con la sua ragazza, Naoko, Toru aveva stretto un legame importante e formato un trio quasi inseparabile al liceo, che si è però dissolto come neve al sole dopo la morte di Kizuki. Una volta all’università, il personaggio principale si ritrova completamente solo: i suoi unici amici sono il suo nevrotico e taciturno compagno di stanza e Nagasawa, un ragazzo brillante che però ha imperniato la sua vita sull’edonismo e sull’arrivismo.
Poi, un incontro fortuito in metropolitana riporta Naoko nella vita di Toru: i due iniziano a frequentarsi e tra loro nasce un rapporto indefinibile. Il protagonista ben presto capisce che la ragazza non ha mai superato del tutto la morte di Kizuki. In più, un’altra ragazza, Midori, irrompe nella quotidianità di Toru e anche con lei viene ad instaurarsi un rapporto profondo, nonostante le tante differenze tra lei e Naoko. Da lì il romanzo procede come una spirale di emozioni ed eventi traumatici, che coinvolgono i personaggi principali così come quelli secondari, svelando piano piano quello che si cela sotto la superficie delle loro esistenze.

rainer maria rilke elegie duinesi
Il poeta austriaco Rainer Maria Rilke (1875-1926)

L’influenza che Il Giovane Holden di J.D. Salinger ha avuto sulla composizione di quest’opera è evidente, anche se alcune differenze sono marcate. Norwegian Wood, pur trattando dello stesso argomento, lo osserva da una sorta di “zona d’ombra”, in cui le emozioni sono più forti, i lutti definitivi e irrimediabili e le conseguenze laceranti sulla psicologia dei personaggi. Anche lo stile risente di questa prospettiva e, là dove nel Giovane Holden troviamo una prosa brillante, agile, quasi liquida, qui siamo alle prese con un procedere asciutto, fatto di frasi corte e poche concessioni alla digressione descrittiva. Come Salinger, però, Murakami ha il gusto per la citazione letteraria e musicale e spesso trasmette ai suoi personaggi i suoi gusti: nel corso del romanzo vengono citati parecchi dischi e romanzi, che sono tutti capolavori.
Anche queste citazioni, però, sono scelte con molta cura e rispecchiano fedelmente l’atmosfera del romanzo. Del Grande Gatsby, citato da Murakami fino allo sfinimento, conosciamo l’amara conclusione e il disperante messaggio di fondo, così come quando l’autore giapponese cita Faulkner, lo fa richiamando uno dei suoi romanzi meno conosciuti (Luce d’agosto) che però è anche uno dei più duri. Ma la citazione che più connota il filo sotterraneo di Norwegian Wood è quella di Rilke, che non è nemmeno nominato ma che viene scovato facilmente da chiunque ne conosca l’opera. L’idea che abbiamo dentro di noi la morte così come un frutto contiene il nocciolo viene direttamente da I Quaderni di Malte Laurids Brigge dell’autore austriaco. Il protagonista ragiona molto su questo concetto della morte come parte integrante della vita e non come suo opposto, paragonando di volta in volta il “nocciolo rilkiano” con un “grumo” o con l’atto respiratorio che a poco a poco consume l’esistenza. Anche qui, un tema caro a Rilke, quello degli “svanenti” delle Elegie Duinesi.

Haruki Murakami fotografato con la sua collezione di dischi. Lo scrittore è anche un esperto di musica e un jazzista

Al di là delle citazioni colte, comunque, Murakami costruisce un romanzo di formazione straordinario, che finalmente porta la letteratura a fare i conti con alcuni aspetti centrali dell’essere un giovane adulto. Il primo è appunto la morte: per diventare adulti a tutti gli effetti, è necessario passare attraverso un lutto profondo ed elabolarlo. Questo lutto non è necessariamente una morte “fisica”, ma può essere la morte di un amore, di un rapporto di amicizia, di un legame familiare: tutto questo accade in Norwegian Wood e ogni personaggio dovrà districarsi in questa palude (l’immagine è usata dall’autore stesso) prima di raggiungere la maturità. Qualcuno, proprio come accade realmente, si perderà per sempre in questo acquitrino.
C’è poi la questione del sesso, che a noi adulti può sembrare ordinaria, quasi meccanica, ma che a quell’età viene vissuta come una questione della massima importanza. La difficoltà nel capire dove finisca la fisicità e inizi il sentimento, ma soprattutto l’ansia dell’ingresso in un mondo che si conosce appena e la paura di non essere “normali”, adeguati, funzionali, sono tutte cose che ci segnano profondamente tra la nostra adolescenza e la nostra maturità. Murakami di certo non l’ha dimenticato e ci riporta lì, così che come lettori possiamo rivivere e rielaborare anche queste cicatrici.

 

Una delle rare immagini di J.D. Salinger

Norwegian Wood non è considerato un capolavoro per caso: lo è a tutti gli effetti. L’unico motivo per cui non è ancora considerato un grande classico in Occidente è da imputarsi unicamente alla sua provenienza nipponica, dove del resto è un libro di culto. Se avesse la diffusione che merita, avrebbe certamente lo stesso plauso del Giovane Holden o forse anche superiore, visto che laddove Salinger è monolitico, completamente assorbito nella vicenda del protagonista, Murakami riesce a creare un’opera più sfaccettata, se vuoi anche più dispersiva, ma di certo più completa e più “onesta”, almeno in termini di prosa.
Il finale tronco, lasciato in sospeso al termine di una telefonata, è poi un’altra invenzione geniale, un messaggio al lettore di per sé stesso. Non vi svelerò come si snoda la vicenda, ma anche Murakami vi porterà solo a un passo dalla conclusione e non di più: dovrete mettere voi la parole “fine”, le ultime due sillabe a questa contorta vicenda. Perché se avete seguito il viaggio di Toru fin lì, e l’avete compreso profondamente, adesso è il momento di affrontare le vostre cicatrici di gioventù e i vostri demoni del passato. Ai suoi, ci penserà lui. Leggere questo libro non è solo un grande piacere, ma anche un balsamo per l’anima, che arriva a sciogliere nodi che nemmeno sapevamo di avere. Leggetelo ad ogni costo.

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