Il poeta francese Paul Verlaine

Paul Verlaine compose le poesie raccolte in Romanze Senza Parole tra il 1872 e il 1873, durante i viaggi tra l’Inghilterra e il Belgio con il giovane amante Arthur Rimbaud, che, invece, al termine dei loro vagabondaggi comporrà Una Stagione all’Inferno. Entrambe le opere dei due artisti sono strettamente legate alle esperienze vissute in questo periodo e al celebre “incidente di Bruxelles”, di cui abbiamo già parlato nell’approfondimento sulla Saison. Verlaine aveva abbandonato la moglie e i figli per fuggire con Rimbaud a Londra, ma le tensioni fra i due, che avevano caratteri molto differenti, crebbero al punto da causare una rottura.
Verlaine raggiunse Bruxelles per incontrare la moglie e riconciliarsi: il tentativo fallì. Anzi, fu raggiunto da Rimbaud pochi giorni dopo, forse addirittura convocato da lui stesso. Di nuovo ricominciarono i litigi e al culmine di uno di questi, Verlaine estrasse una pistola e sparò due colpi verso il compagno. Rimbaud restò ferito al polso e tornò nella casa di famiglia nelle Ardenne, l’autore di Romanze Senza Parole, invece, scontò due anni di carcere. I due si incontrarono pochissimo dopo l’incidente, concludendo la loro tormentata relazione nel sud della Germania, quando Rimbaud aveva ormai deciso di abbandonare la poesia.

Lettera scritta da Verlaine che contiene un ritratto caricaturale di Rimbaud

Romanze Senza Parole è un’opera figlia del periodo turbolento tra Londra e Bruxelles. Se nella Saison di Rimbaud i riferimenti a questo periodo della loro vita sono più che altro complementari ai temi portanti dell’opera, lo stesso non si può dire per la raccolta di liriche di Verlaine, dove la dolorosa separazione dall’amante è un argomento centrale. Nonostante alcuna critica ritenga “pigro” un approccio biografico a Romanze Senza Parole, queste poesie non si possono scindere dai sentimenti che l’autore provava per il giovane amante. Poesie di forte intensità, come Birds in the Night o Spleen risultano mutilate da una lettura che escluda Rimbaud dal quadro. In altre parti del libro, come nella poesia Charleroi, contenuta in Paesaggi Belgi, l’influenza rimbaudiana è evidente.
E’ invece interamente ascrivibile a Verlaine il tentativo di superare il linguaggio poetico precedente attraverso un uso metodico del ritmo, del timbro, dell’assonanza. Il titolo stesso, Romanze Senza Parole, anticipa il tentativo di Verlaine di stimolare l’immaginario del lettore attraverso la musicalità delle parole, più che con il loro significato. In questo, non poteva distinguersi maggiormente da Rimbaud, che invece fece il tentativo opposto, lavorando sulle ambiguità del linguaggio per reinventarlo.

Ritratto di Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Nella prima parte di Romanze Senza Parole la sintassi si rende via via più semplice, fin quasi a dissolversi. Pur utilizzando per tutta l’opera gli strumenti della metrica (Verlaine “riscopre” addirittura il verso novenario), spesso il poeta preferisce l’assonanza alla rima vera e propria, pur di non interrompere un “flusso” ritmico e melodico in cui è completamente immerso. Infatti, nelle prime due sezioni (Ariette Dimenticate e Paesaggi Belgi), l’autore sembra quasi scomparire all’interno della lirica, come se non ne fosse artefice, ma piuttosto intermediario. Come se la poesia fosse pre-esistente al suo creatore, che non deve far altro che “estrarla” dal mondo circostante, come un medium, o un profeta. In questo, Verlaine porta a compimento quel percorso di spersonalizzazione poetica già iniziato da Baudelaire con I Fiori del Male.
Ma l’irrompere di un dolore straziante nella vita di Verlaine non poteva non contagiare la sua poesia e presto i suoi componimenti, pur mantenendo intatte le loro caratteristiche di straordinaria eleganza formale e musicale, vengono contagiati dallo stesso male che pervadeva l’animo del poeta. Da Birds in the Night in poi, il libro prende una piega decisamente più cupa, le immagini si fanno più forti e sanguigne e l’influenza di Rimbaud affiora sempre più frequentemente.
Le ultime due strofe di Birds in the Night sono illuminanti sullo stato d’animo di Verlaine e su come questo abbia influenzato la sua poetica successiva:

 

Certe volte muoio come muore il Peccatore
che si sa dannato se non si confessa
e, perdendo la speranza di un confessore,
si contorce nell’Inferno che ha anticipato.

Ma certe volte ho l’estasi incandescente
del primo cristiano sotto il dente rapace,
che sorride a Gesù testimone, senza muovere
un pelo della carne, un nervo della faccia!

 

Schizzo di Regamey che ritrae Verlaine (sinistra) e Rimbaud (destra) a Londra

Al di là della successiva conversione al cristianesimo di Verlaine, che avverrà molto più tardi e che è marginale rispetto a Romanze senza parole, è da notare come la sintassi sia contorta, soprattutto nella prima strofa riportata. Inoltre, la leggerezza dei tratti di Ariette Dimenticate è sostituita da un registro lirico drammatico, da pesanti drappi di suggestioni religiose. Sono tutti segni di una crisi spirituale di cui il poeta parlerà fino al termine di Romanze Senza Parole.
Ovunque, da Birds in the Night in poi, sull’estasi romantica viene gettata un’ombra. Un’angoscia nascosta ma pronta ad aggredire l’autore (e quindi anche il lettore) in ogni momento. A questo proposito sono esemplari tre dei distici che compongono Spleen:

 

Cara, per poco che ti muova,
rinascono tutte le mie disperazioni.

Il cielo era troppo azzurro, troppo tenero,
il mare troppo verde e l’aria troppo dolce.

Temo sempre- c’è da aspettarselo-
qualche atroce vostra fuga.

 

Un giovane Paul Verlaine ritratto da Courbet

Il “troppo” (ripetuto quattro volte) ormai nella mente di Verlaine è circondato dal sospetto e dalla paura: il distico precedente e quello successivo. L’amore tra il poeta e Rimbaud è circondato dall’angoscia e la fuga dell’amante sarebbe “atroce”. Purtroppo, Verlaine conoscerà questa atrocità e canterà tutto il suo dolore nella struggente poesia Child Wife, la penultima di Romanze Senza Parole, dove un formale tono paternalistico non riesce a mascherare un cuore spezzato. O forse Verlaine non l’ha mai voluto, ed ha infine accettato la sua vulnerabilità, esponendosi anche al dileggio.
E’ innegabile che i due artisti abbiano vissuto questa storia d’amore in modo diverso. Per Rimbaud, giovanissimo (aveva 17 anni quando iniziarono la relazione) fu un rito di passaggio: inizialmente era attratto da Verlaine, ma ben presto quel letterato di dieci anni più vecchio gli sembrò imborghesito, vigliacco, meschino. Nella sua Saison ne fa un ritratto impietoso (La Vergine Folle), ferocemente sarcastico, anche se il vero bersaglio era la religione cattolica più che l’ex compagno in quanto tale.
Verlaine, invece, visse questo amore in modo ossessivo, totalizzante. Aveva fame e sete di un amore assoluto, che vincesse ogni sfida e superasse ogni ostacolo; ma il giovane Arthur non poteva (e non voleva) dargli questo, né esistono amori che possano vincere le difficoltà solo in forza della loro intensità. Gli amori sono fatti di persone, di esseri finiti e mortali e pertanto gli amori possono finire e possono morire. Verlaine lo sapeva, ma a livello inconscio l’idea gli era insopportabile e quando è affiorata sul piano della realtà, ha finito col gettare i colori del dolore e della malinconia sui suoi acquerelli. Con grande dignità, e con grande stile, ci ha cantato in Romanze Senza Parole le sue illusioni, il suo scorcio di felicità e insieme il suo castigo e il suo smarrimento. Ha provato a scomparire nella sua poesia e ce l’aveva quasi fatta, aveva sfiorato quel fiume celeste che trasporta l’immaginario lirico, prima che un cuore troppo fragile lo facesse precipitare.

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