Ritratto di Philip K. Dick realizzato da Pete Welsch

Philip K. Dick pubblicò Mr. Lars Sognatore d’Armi nel 1967, dopo che aveva già scritto capolavori come La Svastica sul Sole e Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch, ma prima di Ubik, la trilogia di Valis e Un Oscuro Scrutare. Si tratta quindi di un periodo di “transizione” per l’autore, che sta passando dalla fantascienza a tema sociale e antropologico che l’aveva caratterizzato fino a quel momento, a una miscela più visionaria e criptica, ma anche più cupa e pessimista. Questa transizione è visibile in Mr Lars, forse più che nel romanzo che Dick pubblicherà l’anno dopo, Il cacciatore di androidi, da cui poi sarà tratto il film-cult Blade Runner.
Lo scrittore era da tempo ossessionato (e lo sarà per tutta la sua vita e la sua carriera) dal rapporto esistente tra realtà e finzione, tra verità e inganno, tra mondo materiale e dimensione onirica. In questo si inseriva, quasi come un pezzo di puzzle perfettamente combaciante, la questione dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti: Dick non era un tossicodipendente, né un consumatore abituale di droghe, ma il suo era piuttosto un interesse di tipo “accademico”. Le esperienze di dissociazione causate dall’LSD e dalla mescalina lo indussero a provare in qualche occasione quelle sostanze, ma l’unica droga di cui abusò veramente furono le anfetamine, che assumeva per combattere i suoi attacchi d’ansia. Anche la questione dei farmaci, e del loro effetto sulla percezione della realtà, divennero quindi un elemento ricorrente nelle sue opere.

La prima edizione di “Mr Lars Sognatore d’Armi” (“Zap Gun” in originale)

Naturalmente, i romanzi di fantascienza di Philip K. Dick non esaurivano il loro sottotesto in quei due temi portanti, ma, anzi, erano costellati di suggestioni dal mondo presente che viveva lo scrittore, oltre che da una satira formidabile sulle ipocrisie della società. Mr. Lars non fa eccezione a questo schema, ed è forse una delle satire meglio riuscite sul precario equilibrio della Guerra Fredda, oltre che sulle sue contraddizioni.
Il romanzo ha come protagonista Lars Powerdry, la cui professione è quella di “sognare”, in uno stato di trance profonda, schemi per armi dal terribile potere distruttivo. Questi schemi, che Lars disegna in totale incoscienza, vengono poi consegnati a un appaltatore (la Lanferman), che ne costruisce il prototipo e lo testa; infine, l’arma viene in possesso dei militari del Bloc-Occ, il nuovo nome del blocco occidentale nel 2004 immaginato da Dick. Naturalmente, anche il Pop-Ori (il blocco cino-sovietico) ha il suo “sognatore d’armi” e agisce allo stesso modo. Quindi, proprio come nella Guerra Fredda, i due blocchi continuano a competere creando armi sempre più potenti: pistole laser, androidi microscopici che penetrano nei bunker e distruggono gli archivi, fucili che fanno regredire il bersaglio nella scala evolutiva, armi psioniche, bombe che si dissolvono in micro-emettitori di rumori insopportabili. E così via, mostrandosi a vicenda i rispettivi test, senza però mai usare le armi uno contro l’altro per evitare una catastrofe globale.

Lo storico incontro in Svizzera tra Reagan e Gorbaciov: la Guerra Fredda era ormai agli sgoccioli

Lars, che ovviamente è una celebrità e viene considerato un eroe, è però al corrente della verità. Sì, lui è effettivamente un medium, ma quello che disegna sono solo giocattoli. Non esiste nessuna arma di distruzione planetaria, di nessun tipo: semplicemente, i due blocchi hanno convenuto che era più semplice creare armi finte e ridicolmente complesse, che armi vere. Tanto più che nessuno di loro aveva interesse a combattere una guerra reale. In realtà, i due blocchi non si temono affatto, anzi, hanno rinunciato alle loro agenzie di spionaggio e si rivolgono entrambi a un servizio segreto “freelance” (il KACHI) che lavora per entrambi. Sia gli occidentali che i sovietici lasciano trapelare segreti senza problemi, non gli importa nemmeno di avere le linee controllate. Tutto è una finzione, tutto è una messinscena per il popolo, i “purioti” (puri e idioti), a cui viene somministrata la dose quotidiana di paura tramite i filmati dei test (che la Lanferman crea con androidi ed effetti cinematografici).
Tutte le “armi” di Lars diventano infine dei giocattoli o degli utensili per la casa, una volta che un comitato specifico ha capito come sfruttare lo schema ottenuto dalla trance, che invariabilmente è del tutto inadatto a diventare un arma. Così il protagonista vive la sua fama e la sua ricchezza con vergogna, visto che nel profondo sa di essere perfettamente inutile e sostituibile in ogni momento con qualunque persona abbia capacità psichiche come le sue. Si trascina tra New York e Parigi, dove ha un amante, più interessato a scoprire chi sia Lilo Topchev, la sua rivale sovietica, piuttosto che al suo lavoro, che del resto è una pantomima a beneficio degli imbecilli. Più volte Lars sente il bisogno, o meglio l’impulso, a rivelare la verità, a scardinare il sistema, ma poi si rende conto che l’alternativa sarebbe tornare a prima, alla guerra vera, e allora si ritrae nel suo guscio di cinismo e malinconia.

Lo scrittore americano Philip K. Dick

Il punto di svolta nel romanzo si ha quando la Terra viene aggredita da degli alieni ostili. Questa volta i nemici sono veri, ma le superpotenze mondiali non posseggono nessuna arma che non risalga al 1945. Ovviamente, i purioti si aspettano che i nemici spaziali vengano sbaragliati con qualche miracolo ottenuto in trance da Mr Lars o, magari, da Lilo Topchev. Il problema è che Powerdry non ha mai fatto davvero il sognatore d’armi, ma piuttosto il sognatore di cianfrusaglie, mentre la Topchev è tenuta segregata in Unione Sovietica, anche più strettamente di quanto ci si aspetterebbe dai russi.
Non voglio rivelare la seconda parte del romanzo, che contiene numerosi colpi di scena, alcuni dei quali davvero arguti. Basti dire che la realtà e le prospettive (temporali, spaziali, di soggetto e oggetto) vengono ribaltate continuamente, al punto che nessuno saprà più di chi fidarsi. Si creeeranno alleanze trasversali, si consumeranno tradimenti di ogni tipo e si commetteranno errori grossolani di valutazione. Ma a Lars sembra non importare più niente: il protagonista attraverserà questo inferno ontologico con rassegnazione uniforme, accettato ormai un destino che sembra segnato. E’ destinato a fallire: non può creare un arma come si aspettano i purioti o i suoi superiori, ormai giunti all’ultima spiaggia; gli resta quindi solo da decidere se farsi uccidere dagli alieni o dai militari, che devono mettere a tacere il loro segreto.

Una catena di montaggio negli anni ’60

C’è un passaggio formidabile, fra i tanti del romanzo, in cui Mr Lars chiede consiglio a una sua stessa creazione (una testa parlante di nome Orville), che dimostra di superarlo in acume e intelligenza. Lì si consuma il fallimento totale dell’individuo, che oltre a non essere padrone del suo destino, né del suo lavoro che è inutile in tutto e per tutto, non è padrone nemmeno di ciò che crea, perché lo sottrae a uno stato di incoscienza che lo trasporta su un altro piano metafisico. Mr Lars vive come un fantasma perché è un fantasma: esiste unicamente perché qualcuno deve occupare il suo posto, a beneficio di un inganno. In questo il signor Powerdry non è molto diverso dalla massa di persone che vive il lavoro in modo assolutamente alienante, senza comprenderne l’utilità (perché a volte non c’è nemmeno) né lo scopo, ingranaggi in una catena che costruisce “qualcosa”, che potrebbe essere qualunque cosa, in fondo alla catena. Il posto nella catena di montaggio è fondamentale, l’individuo che lo occupa no.
Forse i “purioti” se la passano meglio? In sostanza sono trattati dal governo e dai media come topi in un labirinto (questa allegoria tornerà nel romanzo): rispondono con una reazione prevedibile (la paura) a uno stimolo preciso (le armi). Infine, questa paura viene metabolizzata e diventa la normalità, al punto che ci sono persone come mr. Fosse, a cui sono dedicati alcuni capitoli, che si sono occupate per anni, anima e corpo, alla conoscenza delle armi. Fosse sa tutto sulle creazioni di Lars, sulle controparti sovietiche, sugli impieghi tattici di queste invenzioni, sui loro componenti: è un vero esperto del nulla, ovvero di quello che i media e il governo gli hanno somministrato perché non pensasse ad altro.

Androide sperimentale costruito con le sembianze di Philip K. Dick

Nessuno se la passa bene in questo romanzo di Dick. Chi dà gli ordini non è meno alienato di chi li riceve e spesso persone che condividono la stessa stanza vivono in piani di realtà completamente diversi. Chi sa qualcosa, chi sa tutto, chi non sa niente e chi si sbaglia su quello che sa. Il mondo della Guerra Fredda, quella vera, ma anche il mondo presente che noi immaginiamo governato da regole precise e verità incontestabili, in realtà si regge su menzogne non molto diverse da quelle che lo scrittore ha estremizzato nella sua satira. Chi ci governa prende quotidianamente decisioni sulla base non della realtà, ma della realtà che è percepita da chi lo elegge. Ogni giorno si creano armi immaginarie da usare contro nemici inesistenti. Finché non arriva il nemico vero.
In effetti, potevo scegliere molti romanzi di Philip K. Dick, anche migliori di questo, per l’esordio di questo meraviglioso autore sul nostro sito. Ma ho voluto parlare di questo, in questo momento, perché nell’Italia del 2019 è importante che si parli di realtà materiale e di realtà percepita e di chi siano i veri nemici, posto che ci siano, cosa che io personalmente non credo. Forse dovremmo scegliere di essere un po’ meno come Fosse, un po’ meno vittime di paure confezionate in laboratorio, e decidere di guardare oltre l’inganno, che non cela qualcosa di spaventoso, ma solo di ridicolo.

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